La notte della finale degli europei – ( cammino di Finisterre) – Capitolo 25

“Dio ha inventato le cose pazze per far provare vergogna ai saggi e le cose deboli per umiliare i forti: siamo pazzi per colpa di Dio”  (Paulo Coelho, il pellegrino di Compostela)

1 luglio 2012 – E’ il grande giorno della finale degli europei tra Spagna vs Italia e io, per vederla a Santiago, ho deciso di rinviare di un giorno l’inizio  del cammino di finisterre. Per la verità nell’aria non si percepisce ancora né attesa né tensione, ma è anche vero che mi trovo in una zona della città frequentata più da turisti che da indigeni. Per fare colazione, ho deciso di testare la veridicità di una tradizione che perdurerebbe da più di 600 anni. Infatti, proprio al lato della cattedrale, sorge l’Hostal de los Reyes Catolicos – edificio che è stato fatto costruire dai Re cattolici nel 1486 per accogliere i pellegrini e che oggi è un albergo di lusso a cinque stelle – in cui, per tradizione consolidata, i primi 10 pellegrini che si presentino alle sue porte alle ore dei pasti e che abbiamo conseguito la compostelana nei tre giorni precedenti  hanno diritto a colazione, pranzo e cena. Il test, almeno per quanto mi riguarda, per la verità è deludente, ma è comunque uno sfizio che bisogna assolutamente togliersi almeno una volta, anche per visitare dall’interno uno degli edifici storici di Santiago. Comunque, in fila con me, ci sono due americani reduci dal cammino portoghese, due asiatici e un tipo particolarmente strambo che non scambia una parola con nessuno e tiene in mano la compostelana come una cartaccia qualsiasi dando l’idea di conservarla solo per poter scroccare un pasto gratis.
Purtroppo, per pochi minuti, perdo il primo autobus per La Coruña, motivo per il quale
 mi tocca aspettare alla stazione degli autobus per quasi due ore. La città, che, almeno in passato, era un centro strategico per la marina spagnola – tanto è vero che, passando per il porto, è ancora possibile notare le corazzate e armamenti pesanti  – si sviluppa praticamente su una lingua di terra all’estremità della penisola e, di conseguenza, è circondata dal mare su ben tre lati. Infatti ci sono due lungomari uno di fronte all’altro e, per passare da una parte all’altra della città, bisogna salire e scendere da un altopiano  La presenza dell’oceano le ha permesso di essere naturalmente proiettata sul mondo, quindi è molto allegra e vivace. I baretti e le taverne che cucinano pesce sono praticamente ovunque, mentre i palazzi sono tutti colorati di azzurro, rosa e giallo. Si vede che qui non si è mai puntato sul turismo, anche se  a me – benché  il paesaggio sia stato parzialmente rovinato dalla presenza di edifici orribili – A Coruna piace. Da visitare ci sono alcune chiese romaniche, la plaza mayor con la casa comunale e, soprattutto, la torre di Ercole, il più antico faro al mondo ancora visibile (risalente addirittura all’imperatore Traiano). In ultimo non va poi dimenticato che siamo a due passi da Ferrol del Caudillo, ovvero dalla città natale del Caudillo Francisco Franco, galiziano purosangue.

Quando torno a Santiago, è già iniziato il clima prepartita e, non avendo il tempo di andare al Seminario Menor – ormai eletto a mio deposito – per lasciare il mio zaino, non mi resta altro che correre verso la plaza roja, dove è stato installato un maxi-schermo ed è possibile assistere alla finale. Come è notorio la partita si mette subito in discesa per la roja e, come è facilmente intuibile, gli spagnoli sono felicissimi. Io, d’altra parte, non posso non farmi contagiare dal loro entusiasmo e assisto divertito ai quattro goals. Nessuno però mi sfotte, anzi tutti scherzano con me e non su di me. Mi chiedo cosa sarebbe successo se, al contrario, uno spagnolo fosse andato a seguire la partita in una piazza piena di italiani.

Dopo la partita, come è ovvio, Santiago è in festa e il traffico è completamente paralizzato. Vorrei partecipare anche io ai festeggiamenti ma prima ho un problema da risolvere: trovare un posto per dormire. Tutto sommato l’idea di stendere il sacco a pelo su un prato in un luogo riparato non mi dispiace affatto e,tra l’altro, avrei pure individuato il posto adatto, sennonché, mentre attraverso piazza Obraidoiro, qualcuno attira la mia attenzione per chiedermi se parlo inglese perché c’è uno straniero che è a terra e sta delirando. Quando mi avvicino, riconosco un volto a me noto: si tratta di Denis, il cantante canadese con il vizio di bere che avevo lasciato a Tricastela pensando di non rivedere più e che ora, invece, non posso abbandonare al suo destino. Com già detto, è a terra incosciente e stringe in mano il suo portafogli pieno di soldi e carte di credito. E’ inutile dire che è una preda appetita per i ladri di tutto il mondo e, non a caso, si sono appena avvicinati due barboni dall’aria sospetta che aspettano solo che anche io, che sono rimasto l’unico a tentare di soccorrere Denis,  me ne vada. Non so come sbrogliarmela, ma so che devo rimanere calmo e pronto a difendermi. Stare lì ha poco senso, pertanto sfilo subito, tra le occhiatacce dei potenziali ladri, il portafogli a Denis  e lo vado a consegnare al comando dei vigili facendomi rilasciare un documento attestante il contenuto del suddetto portafogli. Non avevo, tuttavia, fatto i conti con la stupidità dei vigili di servizio che, non solo si rifiutano di soccorrere Denis e lo lasciano a terra, ma non trovano di meglio da fare che sfottermi per il risultato della partita. La situazione è assurda e diventa tragicomica quando, dopo appena mezzora, i vigili restituiscono lo stesso portafogli con i documenti a Denis facendogli firmare la quietanza mentre io lo reggo in piedi e gli tengo la penna. E’ chiaro, a questo punto, che non posso contare su nessun altro, così, mentre i vigili mi osservano senza muovere un dito, prendo di peso Denis – che supera sicuramente i 120 km – e lo porto via assieme al suo zaino. Fortunatamente, almeno in apparenza, il trambusto ha fatto allontanare i due barboni , ma, intanto, non so proprio dove portare una persona di 120 kg alle due di notte. L’unica cosa che mi rimane da fare è fermarmi sul prato adiacente al Convento di San Francisco, mettere i soldi e i documenti di Denis dentro il mio sacco a pelo e dormire sperando di non essere accoltellato durante la notte.
Son lieto di comunicare che, se sono qui a scrivere la storia,  è perché San Giacomo ha  sicuramente vegliato su di me.
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